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A PAROLA IN MEZZO A NOI
II Domenica dopo l’Epifania Gv 2, 1 – 11
Continua il racconto delle manifestazioni di Gesù. Gesù rivela se stesso, si fa conoscere attraverso le parole ed attraverso i segni che compie: così è per l’Epifania in cui Gesù si manifesta come Salvatore di tutti i popoli; così è per il Battesimo, in cui Gesù si manifesta come Dio incarnato che si mette in fila con i peccatori per portare a tutti il perdono. In questo racconto delle nozze di Cana Gesù si manifesta come sposo, perché i protagonisti delle nozze di Cana non sono i due sposi, che non intervengono e non parlano – allo sposo si riferisce solo il maestro di tavola ma lo sposo neanche risponde – ma il protagonista di questa scena é Gesù, lo sposo, che è venuto per fare un’alleanza nell’amore con la chiesa, con questa umanità sua sposa. Ecco perché bisogna sempre stare attenti a leggere questo brano di Vangelo nei matrimoni, perché questo brano non parla degli sposi ma di Gesù sposo; almeno bisogna saperlo, per non fraintendere questo racconto. Questa manifestazione di Gesù come sposo è propiziata da Maria che qui interviene per l’ultima volta – dopo questa non ci saranno più altre parole di Maria nel Vangelo – e cerchiamo di capire in che modo Maria aiuta Gesù? Lo aiuta almeno in due modi a manifestarsi come sposo. Il primo è che, avendo Maria una sensibilità, se volete tutta femminile, comunque certamente tipicamente sua, Maria è attenta ai bisogni dei suoi figli ed in particolare qui Maria è attenta a ché la gioia non venga a mancare in questa festa di nozze, gioia rappresentata dal vino, che è appunto simbolo della gioia e dell’amore. Ma subito Maria lega questo – ed è il secondo modo in cui Maria aiuta Gesù a manifestarsi – all’espressione “Fate quello che Lui vi dirà!” La citazione è dell’Antico Testamento. Mosè, quando si avvicina la conclusione della sua vita terrena, consegna questa promessa al suo popolo: “Verrà dopo di me un profeta, ascoltatelo!” Eccolo qui! Ora, a Cana, si compie quella profezia e Maria lo riconosce: Ascoltatelo, è Lui il profeta atteso! Nel rivolgersi a Maria, in questo passo delle nozze di Cana, Gesù usa il termine “donna”. Ci sono molti brani nella scrittura che usano proprio questo termine “donna”. Il primo è nel libro della Genesi 3,15 “la donna che ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” e si parla di una donna vittoriosa nella lotta contro il male. Poi c’è ancora, nell’Antico Testamento, il riferimento alla “donna figlia di Sion” la donna chiamata ad accogliere lo sposo che viene e che è il Signore. All’interno del vangelo ci sono altri riferimenti che ci rimandano alla Pasqua: “Donna ecco tuo figlio, figlio ecco tua madre.” Maria non solo è la madre di Gesù ma Egli ce la dona come nostra madre, madre sua ed anche nostra. Questo uso del termine donna si lega, quindi, al momento della Pasqua. Questa donna la ritroviamo, infatti, proprio nell’ora: qui non è ancora l’ora ma lì sarà l’ora giusta. La ritroviamo, quindi, ai piedi della croce e Gesù ce la dona come madre nel momento in cui porta a compimento queste nozze. Poi ancora nel giardino del sepolcro, il giorno di Pasqua: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?” – dice Gesù rivolgendosi alla Maddalena che non lo aveva ancora riconosciuto. IL giardino del sepolcro richiama il giardino di Eden, del paradiso terrestre, l’inizio della creazione. Questa è la nuova creazione in cui, finalmente, eccola la donna che impara a riconoscere lo sposo e a corrispondere all’amore che lo sposo gli offre. Quindi vedete che le citazioni della Scrittura in cui si usa questo termine “donna” sono numerose ma sono tutte concordi: ci dicono lo stesso concetto. Questo riconoscimento che questa donna, che è il popolo di Israele, che è la figlia di Sion, che è la chiesa,, che è l’umanità che riconosce il suo sposo, l’amore di Dio che Gesù è venuto a portarci e che corrisponde a questo amore: Tutto questo avviene nell’ora della Pasqua, in cui Gesù porta a compimento questo suo desiderio di amore. Dopo Giovanni Battista anche Maria manda avanti Gesù. Non finiamo di sorprenderci che, fra tutti i bisogni dell’uomo, il primo a cui Gesù provvede è il vino ad una festa di nozze, come dire che questo segno di amore, di gioia è il segno dei segni! Gesù è venuto per la nostra gioia ed è forse questo il motivo per cui noi, in fondo, un po’ tradiamo il vangelo quando lo annunciamo, si, ma senza gioia e così diventa un vangelo un po’ svuotato. Il vangelo fin dall’inizio è accompagnato da una grande gioia, fin dal primo annuncio ai pastori. Il segno che c’è presente la parola del vangelo, che è presente Gesù è proprio questo: Dove c’è la sua parola si diffonde la gioia! Questo di Cana è il primo dei sette segni che Gesù, secondo il racconto del vangelo di Giovanni, compie fino al capitolo 11 con la risurrezione di Lazzaro. Non è solo il primo in ordine cronologico ma è anche il “modello” di tutti gli altri segni, perché tutti gli altri segni avranno le sue stesse caratteristiche, che sono: Una manifestazione di Gesù ed una anticipazione della sua pasqua. Questo tema è ricordato proprio dalle parole di Gesù: “Non è ancora giunta la mia ora.” L’ora di Gesù è quella del libro della gloria, che nel vangelo di Giovanni va dal capitolo 13 fino al capitolo 17, la sua passione, morte e risurrezione. Questa ne è un’anticipazione. E’ vero che non è ancora giunta la sua ora ma qui ne abbiamo già un segno che ci dice che cos’è “l’ora di Gesù”: le nozze d’amore di cui qui si parla, fra Gesù sposo e la sua umanità, e che si compirà sul monte del Gòlgota, quando Gesù offre la sua vita per noi. I suoi discepoli, quando Gesù si manifesta, “credettero in lui”. Non è solo il singolo che risponde alla chiamata di Gesù ma è ormai una comunità che intorno a lui si è radunata come comunità e come comunità si costituisce. E’ l’inizio della chiesa, la comunità di tutti coloro che si trovano radunati nel suo nome, attorno a Lui, convocati da Lui. Il maestro di tavola che interviene verso la fine del brano rappresenta le autorità del popolo giudaico. Egli, come loro, pur sapendo che questo vino è buono non riconosce da chi viene, chi lo ha procurato: Non riconosce Gesù. E questa è la storia delle autorità religiose giudaiche, i sacerdoti del tempio, gli scribi ed i farisei, perché non si convertono: Sono come quei maestri della parola che ad Erode, che gli chiede conto di questa stella, rispondono esattamente: A Betlemme! Perché così sta scritto, però poi la loro vita non si coinvolge. E’ triste quando questo incontro d’amore non si conclude, quando non c’è la risposta, non c’è la reciprocità: a questa offerta d’amore che Gesù fa corrisponde il rifiuto delle autorità giudaiche. L’amore ha bisogno, chiede di essere corrisposto per compiersi, per completarsi. Un amore rifiutato, non corrisposto è un amore che, nel caso di Gesù, non può che continuare ad offrire fino in fondo se stesso, non può rinunciare ad amare. La conclusione: “Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono” – quando si è già bevuto, infatti, si è meno sensibili alla qualità del vino – “ tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora.” Questo rappresenta l’amore che non si stanca, l’amore che non viene meno, l’amore che non si lascia logorare dal tempo, che non si appesantisce con l’abitudine, l’amore che con il tempo non diminuisce ma si accresce, l’amore che non si stanca ma che acquista, nel tempo, nuovo vigore, l’amore che non si rassegna ma che continua a cercare l’amata. Quindi ci dice la qualità dell’amore di Gesù, cioè di che amore si tratta, di che amore è fatto. Questo è importantissimo, perché quando noi usiamo la parola “amore” noi intendiamo mille significati diversi. Io dico amore e ne intendo una cosa, tu dici amore e ne intendi un'altra e così via. Questo, invece, è l’amore di Gesù, fatto così: Il vino buono che rimane buono! Noi possiamo imparare da Lui cos’è l’amore, come si ama: Possiamo imparare da Lui cos’è la fedeltà, come far si che l’amore non venga meno, non si logori e non si stanchi! Possiamo impararlo da Lui. Troppe volte noi oggi sentiamo parlare di una fede senza Gesù. Letture come queste ci aiutano a non cedere mai alla tentazione di parlare della fede senza Gesù e ci rendono più attenti quando ascoltiamo qualcuno parlare della fede senza Gesù. Ci aiutino, allora, queste manifestazioni di Lui, di Gesù, che dall’Epifania continuano ad esserci proposte, a conoscere Gesù e a non perdere mai di vista che la nostra fede è conoscere ed amare Lui. Tutto il resto sono solo strumentalizzazioni della fede.
Don Marco Casale Casa San Carlo – Bizzozero Trascrizione non rivista dall’autore
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