La facciata di Casa San Carlo con la caratteristica meridiana

Approfondimento del Vangelo di domenica 14 ottobre a cura di don Marco Casale.


Di seguito la libera trascrizione dell'intervento di don Marco Casale in occasione del momento di riflessione sul Vangelo domenicale, proposto ogni venerdì sera alle ore 21 presso la Casa San Carlo di via Santa Maria Maddalena, per riflettere e meglio prepararsi alla celebrazione liturgica.

Grazie al lavoro di alcuni volontari riproponiamo i contenuti dell'incontro di venerdì 12 ottobre 2018:

 

LA PAROLA IN MEZZO A NOI

VII Domenica dopo il Martirio di San Giovanni Battista
Mt 13, 24 - 43

Il Vangelo di oggi ci propone tre parabole: la prima ci mostra ancora il seme come abbiamo visto nella parabola del seminatore, ed anche in questo caso il seme è buono. Noi siamo invitati ad avere fiducia nella bontà di questo seme, a vedere in questo seme, che Dio getta in questo campo, che è il mondo, una potenzialità di sviluppo, di crescita. Per contrasto vi è, però, anche la zizzania, cioè un seme non di bene ma di male e del quale i servi ne domandano ragione al padrone: “se tu hai seminato del seme buono, allora da dove viene la zizzania?” La risposta è semplice e netta: “Un nemico ha seminato la zizzania!” L’origine di essa viene individuata in questo nemico, il diavolo, satana, colui che ha un progetto che è radicalmente alternativo a quello di Dio. Ma se pure Dio è chiaramente distinto da satana il suo nemico, tuttavia, in questo campo che è il mondo, questa distinzione non sempre è così chiara, così netta: La zizzania, infatti, cresce insieme al buon seme e Dio non vuole che si proceda a sradicare la zizzania prima che la crescita del grano sia giunta alla sua maturazione. Noi, quindi, siamo nel tempo in cui Dio vuole che non si sradichi la zizzania per il rischio che, facendo così, prematuramente, noi possiamo danneggiare il buon grano, cioè possiamo addirittura sradicare il buon grano con l’intenzione di sradicare la zizzania. Arriverà un tempo – sarà il tempo del giudizio, ma non è questo, in quanto non è ancora giunto il tempo del giudizio – in cui sarà Dio a mandare a mietere il campo ed a separare con chiarezza la zizzania dal buon grano e la zizzania sarà finalmente distrutta! Che cosa significa, allora, accettare questa pazienza di Dio? Significa apprezzare che Dio ha cura del grano e quindi questa pazienza di Dio, che può essere vista come debolezza, in realtà è espressione di una massima attenzione nei confronti del buon grano: non capiti che, anche involontariamente si condanni il giusto, si faccia del male invece di fare del bene, si sradichi il buon grano insieme alla zizzania! Questo non deve essere letto, quindi, come una debolezza di Dio di fronte al male ma come una pazienza affinché, quando il male sarà distrutto, sia distrutto solo il male e non anche il bene. Qui noi possiamo vedere come dei giudizi frettolosi e degli interventi prematuri, fatti anche in nome della giustizia, possano invece produrre il contrario dell’effetto sperato ed esempio la condanna dell’innocente!
Le altre due parabole sono assimilabili ed evidenziano un altro aspetto del Regno dei cieli, che è la sua piccolezza paragonata alla grandezza della sua crescita. Per questo Gesù evoca una piccolezza proverbiale che è quella del granello di senape, che ha questa caratteristica di essere un seme molto piccolo ma dal quale deriva una pianta grande. Gesù, quindi, coglie questo aspetto per evidenziare la piccolezza del regno e per invitarci a non sottovalutare la piccolezza del regno e a non sottovalutare, a non sminuire questa piccolezza ma ad avere fiducia nel regno anche se piccolo, anche se si presenta in modo modesto, in modo umile e non come noi potremmo aspettarci, come i contemporanei di Gesù si aspettavano: La venuta di un regno forte, che vince il nemico, che si impone e che mostra la forza di Dio del suo braccio teso contro i nemici.
Gesù vuole rispondere a chi lo critica e non lo vuole riconoscere come Messia proprio a motivo di questa piccolezza del regno del quale Lui parla, fatto di persone modeste, con segni che non si impongono ma che, proprio per questo, mostrano più chiaramente come nascondano, in se stessi, una grande energia vitale. Ecco: Gesù ci invita a non guardare nella grandezza, nell’apparenza, nel successo, nel consenso per trovare qui una sicurezza, per trovare qui il segno che si sta facendo bene! Gesù ci invita, invece, a cercare nella forza vitale di questo piccolo seme qualche cosa che vale, qualche cosa in cui scommettere, qualche cosa in cui credere! Non facciamo fatica a vedere come la prospettiva di Gesù sia totalmente opposta alla prospettiva mondana e come facilmente gli uomini cerchino l’opposto di ciò che Gesù cerca, ma Egli ci dice: Nel tempo si rende evidente come l’apparenza - ciò che per il mondo è forza - finisce e si svuota mentre ciò che è piccolo ed ha in se stesso questa forza, questa energia vitale, nel tempo cresce e mostra la sua forza, la potenza di vita e di amore che porta in se stesso, vita per l’uomo! Su questo punto credo che noi cristiani, oggi, dovremmo essere più coraggiosi nel credere alla potenza dei segni del Regno e non farci abbagliare da ciò da cui il mondo e coloro che seguono la mondanità si fanno abbagliare. Noi sappiamo bene che il seme viene gettato nel mondo, quel mondo che Gesù ama, mentre invece la "mondanità" rappresenta l’accezione negativa del mondo che è sotto il dominio di satana. Attenzione a non confondere questi concetti. Infatti sempre del "mondo" si parla ma con due significati completamente diversi.
La spiegazione di Gesù: Perché Gesù parlava in parabole? Perché quello che lui dice – ne è consapevole – non è accettato dai suoi ascoltatori che si attendono un Gesù nazionalista, che finalmente faccia rialzare la testa al popolo giudaico oppresso e, prendendo in mano la situazione con forza, magari anche militarmente, stendendo il braccio forte di Dio, restituisca al popolo di Israele quello che è suo. Gesù sa che questo suo parlare non trova ascolto, non trova accoglienza: chi ha di fronte ha un’altra mentalità ed un’altra aspettativa! Per questo Gesù parla in parabole ma, per chi ne vuole avere la spiegazione, Gesù apre il significato della parabola, per chi è disposto a cambiare le sue aspettative. Non ci deve sfuggire il fatto che questi figli del regno, di cui Gesù parla nella spiegazione, non coincidono immediatamente con i cristiani, così come il Regno non coincide immediatamente con la chiesa. La chiesa è la comunità di coloro che accolgono la Parola del Signore e la vivono: Noi accogliamo, come chiesa, il regno di Dio in mezzo a noi ma noi non siamo il regno e non siamo noi che abbiamo gettato il seme. Noi lo abbiamo accolto, lo abbiamo lasciato crescere. Questo è importante perché quando la chiesa si identifica con il Regno di Dio allora la chiesa si chiude e tende a guardare se stessa come la comunità dei giusti, dei buoni, mentre i cattivi sono tutti quelli che sono fuori, ma non è questo ciò che Gesù ci ha insegnato! Dobbiamo piuttosto pensare che il buon grano e la zizzania non sia quel “noi e gli altri” ma il buon grano e la zizzania, in qualche modo, è una realtà presente in ciascuno di noi: ognuno di noi porta in se stesso del seme buono che cresce e della zizzania che ha lasciato crescere. Allora questo ci aiuta a comprendere ancor meglio come sia nel nostro interesse che Dio lasci crescere la zizzania insieme al buon grano: Dio lascia a me il tempo della mia conversione, non mi giudica oggi per il male – la zizzania – che io ho lasciato crescere in me ma attende il tempo della mia conversione.
Ecco perché noi dobbiamo annunciare, testimoniare la potenza di energia vitale, di crescita dei semi del regno e la testimonianza della chiesa è questa: Come il regno può far crescere del bene anche in persone piccole ed anche vulnerabili alla zizzania come siamo noi. Questa è la testimonianza, non il fatto che il bene in noi sia così evidente, che ci sia soltanto il bene. No! La testimonianza è, invece, che questo bene riesce a crescere persino in persone come noi, fragili e peccatrici: Questa è la testimonianza del cristiano! Non è la mia forza che testimonia ma è la forza della Parola di Dio in me e a volte nonostante me e nonostante la mia fragilità. Quindi, quando io testimonio, non testimonio come io ho saputo pienamente lasciare crescere in me il grano e come io ho saputo accuratamente estirpare da me la zizzania ma testimonio come, nonostante le mie contraddizioni, il seme sia potuto crescere anche di me.
Vediamo, allora, come di volta in volta la mentalità di questo mondo, la mentalità mondana, riproponga, seppure in forme diverse, con parole d’ordine diverse, sempre la stessa modalità dell’apparire, del potere e del possesso, che sono le tre grandi radici della tentazione secondo questo mondo: del potere come consenso; dell’apparire come grandezza, come importanza - mi rendo visibile e quindi sono; del possesso come valore – conto di più quando ho di più, contiamo di più quando siamo più numerosi non quando portiamo qualcosa di bello, di giusto, di vero, ma perché siamo in tanti. Vedete come questa mentalità, in forme diverse, con parole d’ordine diverse, il mondo continuamente la ripropone e come cristiani a volte seguiamo questa mentalità, animati da buone intenzioni, senza renderci conto che andiamo contro il Vangelo di Gesù! Il Vangelo rimane come questo piccolo seme, con questa sua enorme energia di vita, gettato dentro questo mondo, ed i cristiani sono coloro che hanno una fiducia incrollabile che questo seme è più forte di tutti gli spacconi di questo mondo. Questa è la speranza che Gesù ci dona attraverso questa parola.

Don Marco Casale
Casa San Carlo – Bizzozero
Trascrizione non rivista dall’autore

 

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