Foto Mario Bianchi: La faccaiata della chiesa di San Carlo Borromeo

Approfondimento del Vangelo di domenica 29 luglio a cura di don Marco Casale.


Di seguito la libera trascrizione dell'omelia di don Marco Casale come momento di riflessione e meditazione del Vangelo di domenica 29 luglio 2018, X dopo Pentecoste. 

 

LA PAROLA IN MEZZO A NOI
​X dopo Pentecoste

Continua l’incontro con i personaggi dell’Antico Testamento che ci mostrano la storia della salvezza che Dio intreccia con il suo popolo. Siamo partiti dai patriarchi Abramo, Isacco, Giacobbe e poi abbiamo incontrato Mosè nell’Esodo, con il dono della Legge; poi ancora il re Davide ed ora incontriamo Salomone, il figlio di Davide, il grande re sapiente, colui che costruisce il maestoso tempio di Gerusalemme, che è l’orgoglio del popolo di Israele, la casa di Dio, considerato il luogo della Sua dimora, il luogo in cui poterlo incontrare. Gesù, nel racconto del Vangelo, lo vediamo nel tempio, però ha parole molto critiche nei confronti del tempio. Questo è il tempio fatto ricostruire dal re Erode sul modello del tempio di Salomone che era stato distrutto. Già una volta il popolo di Israele aveva sperimentato la distruzione del tempio, a motivo della propria infedeltà: questo popolo non aveva messo in pratica la parola del Signore, non aveva camminato per le sue vie e Dio aveva abbandonato questa dimora che, quindi, era andata distrutta. E Gesù dice che così come allora può succedere ancora adesso e lo dirà ancora poi apertamente: “Distruggete questo tempio ed io lo ricostruirò in tre giorni.” Lì, però, ormai Gesù aveva fatto il passaggio dal tempio – questo edificio che verrà distrutto dai Romani nell’anno 70 d.C. in fondo per le stesse ragioni, perché questa non era più la dimora di Dio ed il popolo non camminava più per le sue vie – ad un nuovo tempio, migliore del primo, un tempio che porta a compimento il vero tempio che Dio desiderava e che è il tempio nuovo: la sua persona, tempio in cui Dio dimora! Ormai i credenti in lui, infatti, trovano Dio non andando in un luogo fisico ma incontrando una persona: la persona di Gesù, nella quale abita la Trinità, nella quale Dio Padre dimora, nello Spirito Santo.
Vediamo allora che cambia la via che porta verso Dio e che diventa ora la via dell’incontro con la persona di Gesù!
Ma Gesù non si ferma qui – ce lo dice soprattutto la seconda lettura – perché ormai il tempio di Dio e la dimora dello Spirito Santo è l’uomo vivente. Egli offre il suo Spirito a noi, perché anche noi, accogliendolo, possiamo diventare dimora di Dio, tempio dello Spirito Santo. Ciascuno di noi lo è! I Sacramenti servono a ravvivare in noi questa presenza di Dio, perché noi possiamo essere dimora di Dio, come a Dio piace e perché noi possiamo essere un popolo fedele e non come il popolo che fa della dimora di Dio un luogo di rapina, un luogo di commercio ma il luogo del dono e della gratuità dell’amore. Questo dono che il Signore fa è un dono per ogni uomo. Questo è il fondamento della dignità di ogni uomo! Perché il cristiano guarda alla vita di ogni uomo considerandola sacra? Che cosa significa questo? Significa che la dignità di ogni uomo consiste nel fatto che Dio abita in lui e che quindi la sua vita non è qualche cosa che è nella nostra disponibilità: è qualche cosa che ci supera, è qualche cosa che è custodito nelle mani di Dio stesso. Dio è venuto ad abitare in ogni uomo che lo accoglie, che si rende aperto ad accogliere la Sua presenza diventandone, così, il tempio, ma lo fa perché così ogni uomo possa trovare la piena dignità e la piena verità di se stesso. E’ per questo, infatti, che noi possiamo trovare in ogni uomo una dimora dello Spirito Santo, il tempio di Dio e riconoscere nell’altro uno che, come noi, è dimora dello Spirito Santo.
Essere dimora di Dio non vuol dire fare della nostra vita un luogo in cui vi entra la mentalità del mondo, un luogo in cui, come dice Gesù, regna la mentalità commerciale, tanto da trasformarlo in una spelonca di ladri! La casa di Dio, inoltre, è spesso soggetta anche alle pretese di chi vuole appropriarsene, di chi vuole l’esclusiva, di chi ritiene di essere il custode esclusivi dell’ortodossia e della vera fede. Gesù, invece, ci mostra un’altra prospettiva: La casa di Dio è per tutti gli uomini, compresi i ciechi, gli storpi e gli zoppi e quindi Gesù ci apre alla possibilità di avere una casa di Dio che non è un luogo di cristiani perfetti, di coloro che mettono in pratica, senza sbavature, la parola del Signore; di coloro che si possono presentare con un curriculum di tutto rispetto, inattaccabile: No! La casa di Dio è il luogo in cui lo storpio, lo zoppo, il cieco trovano piena accoglienza, perché la casa di Dio è la casa di chi si sente malato e bisognoso di cure; di chi si sente peccatore e bisognoso di perdono; di chi sente infermo e bisognoso di essere risanato.
Per questo Papa Francesco ci ripete che l’Eucarestia non è il cibo dei forti, il cibo dei perfetti ma è la medicina dei malati. All’Eucarestia non si va quando la mia vita è tutta a posto: all’Eucarestia si va perché la mia vita fragile, in cui mi scopro sempre un po’ zoppo, un po’ cieco, un po’ infermo, vado per farmi curare, per ricevere un cibo che diventa la mia forza: diventa forza nelle mie fragilità, diventa medicina nelle mie infermità; diventa il cibo per le mie fragilità e non la ricompensa per la mia bravura. Allora il tempio di Dio diventa un luogo davvero aperto a tutti: ciechi, storpi, zoppi, a tutta l’umanità ferita, fragile eppure desiderosa dell’incontro, dell’abbraccio del suo Signore in quel tempio, che non è un edificio di pietre ma è un edificio vivente, quell’edificio che è la comunità di coloro che credono in Lui e che lo accolgono e ne diventano il tempio vivente. Nella sua casa, allora, non si vive nella logica del più forte e del più bravo ma si vive nella logica che il primo posto è per i piccoli. Ecco perché Gesù dice: “Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto per Te una lode!” La comunità del Signore, il suo tempio si riconosce dal fatto che chi è più piccolo e più bisognoso ha sempre il primo posto!

Don Marco casale
Chiesa di San Carlo – Bizzozero
Trascrizione dall’omelia non rivista dall’autore

 

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