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LA PAROLA IN MEZZO A NOI
Battesimo del Signore Lc 3, 15-16; 21-22
Battesimo significa “immersione” e celebrare la festa del Battesimo del Signore significa fare memoria del battesimo che anche noi un giorno abbiamo ricevuto: anche noi, come lui, siamo immersi, in una immersione per poter poi risalire. Questo ci fa subito pensare che il battesimo è “un morire per rinascere”, un essere immersi nell’acqua, che è segno della morte, per riemergere e ricevere una nuova vita. Il dono che il battesimo porta con sé è quello di essere resi figli di Dio, così come quel giorno Gesù si è immerso nell’acqua ed ha ricevuto dal Padre questa rivelazione: “Tu sei il Figlio mio, l’amato.” La parola del Padre risuona due volte nel vangelo: il Padre parla solo in queste occasioni. Tutte le altre volte è sempre Gesù che parla di Lui, che parla a nome suo e dice quello che il Padre gli ha detto di dire. Qui, invece, e nella Trasfigurazione, il Padre parla apertamente. Questi sono i soli due momenti in cui – potremmo dire – “i cieli si aprono.” Dopo tanti secoli, almeno quattro-cinque, in cui il popolo di Israele attende pazientemente la Parola di Dio. Anche la profezia tace! “Tutto il popolo era in attesa” – così inizia il Vangelo di oggi – del Messia, del Salvatore. Potremmo dire che anche noi attendiamo un messia, un salvatore: Fa parte dei desideri dell’uomo di ogni tempo quello di attendere un messia, un salvatore. Ma Giovanni Battista educa la nostra attesa: Chi dobbiamo attendere? Giovanni Battista, infatti, con grande umiltà subito si dichiara: “Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me.” Altrove dirà, in modo più esplicito: Io non sono il Messia, non sono io colui che attendete, però è qui, arriva, è Lui! Il precursore è colui che educa al senso dell’attesa! Giovanni Battista ci ricorda che il Messia è già arrivato. Ci ricorda che è bene non attendere più un salvatore con questa modalità perché c’è il rischio concreto che, anziché trovarci un salvatore, troviamo qualcuno che, con la promessa di essere un salvatore in realtà, poi, ci lascia più poveri e più miseri di prima. Per questo Giovanni Battista ci educa a dire. Il Messia è un altro! Io sono voce, ma la Parola è lui! Io posso indicarvelo, ma non sono io! Io posso preparare il suo arrivo, posso preparare il vostro cuore a comprenderlo, ad accoglierlo, ma non confondetemi con Lui! Se ciascuno di noi facesse propria la spiritualità di Giovanni Battista non avremmo più degli aspiranti messia, che la storia sempre ci consegna e che ci lasciano sempre più poveri di come eravamo prima, e non avremmo nemmeno, magari, così coltivato il senso dell’arroganza e della presunzione. Avremmo, probabilmente, più diffuso il senso del limite e dell’umiltà! E’ così salutare l’umiltà di Giovanni Battista! E’ così benefica, così desiderabile, così rara l’umiltà di Giovanni Battista, eppure tutti accorrevano da lui. Giovanni ci invita ancora ad avere fiducia nel fatto che l’umiltà, per quanto snobbata sia, per quanto rara sia, ha la forza di attrarre, di affascinare! E’ bello vedere, sentire, incontrare una persona umile! E’ bello, è attraente, è affascinante: Ha una potenza in sé, vien voglia di seguirlo, vien voglia di ascoltarlo. Quando Gesù si immerge noi rimaniamo commossi di fronte al Messia che scende al fiume Giordano mettendosi in fila con tutti i peccatori. C’è un fremito di fronte a questo inaspettato comportamento del Messia! Gesù non ha chiesto privilegi, neppure per superare la fila, ma ha aspettato pazientemente il suo turno, Lui che era il Messia! Pensate con quanta fretta tante volte si scavalca la fila, si cerca di passare avanti a quello che sta vicino. Il Messia no! Egli ha aspettato pazientemente il suo turno, non ha cercato neppure il minimo privilegio ma lo ha rifuggito, sempre! Pensate a quando vengono a cercarlo per farlo Re e Lui non si fa trovare. Viene da pensare: Ma noi cristiani siamo un po' discepoli di questo Messia o abbiamo un po' la tentazione di meritarci qualche piccolo privilegio in più rispetto agli altri? L’essere cristiani ci darà qualche piccolo privilegio o no? Ecco: il modo in cui Gesù scende nelle acque del Giordano, in fila, insieme ai peccatori ci indica la strada. Dentro, in mezzo, quasi confuso tra i peccatori c’è Lui che non ha peccato, senza privilegi, Lui che è il Figlio di Dio, ci invita a riflettere sul fatto che il cristiano è pienamente uomo in mezzo agli altri uomini e ci invita a riflettere sul fatto che a noi non è risparmiata l’esperienza dell’umanità, in tutte le sue espressioni e che la forza del Messia-Gesù è stata quella di percorrere fino in fondo la storia umana, dal suo nascere al suo morire; che la buona notizia non è riservata alle sacrestie, alle scuole di Teologia, ai benpensanti, alle persone preparate, a quelle che hanno studiato. La buona notizia è che il Messia è sceso fino in fondo, ha toccato il fondo dell’esperienza umana ed è andato a cercare e ad incontrare ogni uomo: Questa è la buona notizia! Spesso mi provocano alcune domande dei giovani, come per esempio questa: Perché dovremmo essere cristiani? Che cosa hanno di diverso i cristiani da tutti gli altri? E’ una bella domanda! Se io dico che sono cristiano, se io dico che credo che cosa ho di diverso da tutti gli altri? La prima risposta qual è? Nulla! Siamo uguali agli altri, in tutto!!! La seconda risposta è questa passione di Gesù per l’uomo, per essere dentro, vicino all’umanità, ad ogni uomo, e questo ci porta a sentire la stessa passione. Lì, dove c’è l’uomo che soffre, lì dove c’è l’uomo peccatore, lì dove c’è l’uomo che attende il Messia, lì dove c’è l’uomo che attende una parola di salvezza, una parola di Vangelo, una buona notizia: Ecco, lì il cristiano c’è con la stessa passione di Gesù, se vuol essere davvero cristiano sul modello del Maestro. Ecco perché noi siamo irriducibili! Quando noi vediamo un uomo in mare noi lo salviamo; quando noi vediamo un uomo sofferente noi lo soccorriamo; quando noi incontriamo un uomo che ha sbagliato ma che cerca un riscatto noi siamo con lui, non gli chiudiamo la porta in faccia. Noi non consideriamo mai gli uomini come dei numeri, statistiche ma uomini. Noi non consideriamo nessuno già condannato, già perduto ma cerchiamo in ognuno il modo in cui lui cerca una salvezza e ci mettiamo dalla parte del suo desiderio di salvezza, di felicità, di un po' di pace, di tranquillità per sé e per la sua famiglia. Noi siamo alleati dei desideri buoni che ci sono nel cuore di ogni uomo! Il cristiano, allora, che cosa ha di diverso dagli altri? Che, fedele a Dio, che si è messo in fila con i peccatori, porta questa buona notizia instancabilmente a tutti e dappertutto! Il Padre si rivolge a Gesù con queste parole: “Tu sei il Figlio mio, l’amato.” E’ una citazione che ci rimanda ad Isacco, che è il figlio che deve essere sacrificato dal padre Abramo. Gesù è colui che compie la missione del figlio che si offre e dona la sua vita – lo farà sulla croce – per noi, per amore di ogni uomo. Per questo Gesù è il “Figlio amato” perché ha offerto la sua vita per amore. In questo ha imparato dal Padre a donare tutto sé stesso per amore. Per questo è il Figlio amato, perché in tutto simile al Padre non ha tenuto nulla per sé ed in lui il Padre si è compiaciuto. Ecco allora il battesimo diventa per noi questa esperienza di immersione nel mistero di Dio che è immersione nel mistero dell’uomo. Ciascuno di noi può domandarsi: Ma quel battesimo che un giorno ho ricevuto e che oggi sono chiamato a lasciar sgorgare dentro di me, perché questa sorgente di vita divina – la vita di figlio di Dio - che in me si è accesa, possa continuare a buttare fuori l’acqua dello Spirito, in che cosa mi impegna? Quali sono le immersioni a cui sono chiamato? Qual è quell’esperienza di umanità, di vicinanza all’umanità a cui il Signore mi chiama? L’immersione di Gesù nel battesimo sia anche l’immersione nostra nel nostro battesimo! Vivere il battesimo è la missione del cristiano, in tutte le sue conseguenze, in tutta la ricchezza del suo dono. Il dramma sarebbe: Essere battezzati e vivere come se non lo fossimo!
Don Marco Casale Casa San Carlo – Bizzozero Trascrizione non rivista dall’autore
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