La faccaiata di Casa San Carlo con la caratteristica meridiana

Approfondimento del Vangelo di domenica 7 ottobre a cura di don Marco Casale.


Di seguito la libera trascrizione dell'intervento di don Marco Casale in occasione del momento di riflessione sul Vangelo domenicale, proposto ogni venerdì sera alle ore 21 presso la Casa San Carlo di via Santa Maria Maddalena, per riflettere e meglio prepararsi alla celebrazione liturgica. 

Grazie al lavoro di alcuni volontari riproponiamo i contenuti dell'incontro di venerdì 5 ottobre 2018:

 

LA PAROLA IN MEZZO A NOI

VI Domenica dopo il Martirio di San Giovanni Battista
Mt 20, 1 – 16

«1Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. 3Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, 4e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. 5Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. 6Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. 7Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
8Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. 9Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. 11Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone 12dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. 13Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? 14Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: 15non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. 16Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Nella parabola che abbiamo ascoltato noi dobbiamo cercare lo svelamento, che Gesù fa, del volto di Dio, del cuore di Dio Padre. Questo è lo scopo della parabola: introdurci nel mondo di Dio. Noi vediamo che da una parte Gesù sceglie degli elementi della vita quotidiana, già da noi conosciuti e, allo stesso tempo, mostra la differenza dell’agire di Dio, del pensare di Dio e del modo di amare di Dio rispetto al nostro. Noi sappiamo che la Scrittura ci dice: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie…” - nella parabola noi questo lo possiamo constatare – però questo non per segnare la distanza ma per indicarci la via per sentirci amati dal Padre e per avere anche noi delle indicazioni utili per il nostro cammino, per conformarci un po’ al pensiero di Dio ed al modo di amare di Dio.
Noi vediamo, in questa parabola, che il padrone, che è Dio stesso, esce per prendere dei lavoratori a giornata. Qual è la preoccupazione che ha Dio, attraverso questo padrone, che emerge con chiarezza da questa parabola? E’ quella della “giustizia” ma di una giustizia che si coniuga con la misericordia. Il padrone, alla conclusione della parabola, si rivolge proprio a questi operai della prima ora, che si manifestano invidiosi per il trattamento che il padrone riserva agli operai dell’ultima ora, dice: “Siete forse invidiosi perché io sono buono?” Ma notate: In che cosa consiste la bontà di questo padrone? Nel fatto che vuole dare agli ultimi quello che ha dato ai primi. Lo fa come atto di pura generosità: non è dovuto, perché loro non hanno fatto una giornata di lavoro, ma lo fa. Perché Dio vuole essere con loro così generoso? Vuole dare loro una moneta, che è il salario di una giornata, per poter consentire loro di poter vivere quel giorno, di poter mangiare in quel giorno, loro e le loro famiglie; perché per gli operai di allora - che vivevano alla giornata, di lavori saltuari - non lavorare significava non mangiare. Ecco, dunque, la preoccupazione di Dio: Che a nessuno manchi il pane quotidiano, che ognuno abbia il necessario per la sua vita, ogni giorno!
Vedete: la bontà di Dio, la generosità del suo cuore è finalizzata a rendere giusta la giustizia, a compiere le finalità proprie della giustizia perché, se quel giorno qualcuno fosse rimasto senza la paga di quella giornata, senza sua colpa – la parabola è molto curata a questo riguardo…”perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”…“perché nessuno ci ha presi a giornata” e non perché non erano disponibili, perché non volevano lavorare - se quel giorno, quindi, loro avessero fatto la fame, restando lì solo ad aspettare che qualcuno li chiamasse, questa sarebbe stata giustizia o non, piuttosto, una somma ingiustizia?
E’ questa la vera domanda che la parabola pone! La bontà di Dio, dunque, serve a raddrizzare questa situazione storta, ad avere una giustizia che sia piena, che sia vera, che raggiunga fino in fondo il proprio compimento! La carità compie la giustizia, non la rinnega, non la contraddice: la porta a compimento!
Da parte dei lavoratori che cosa si nota? Che la parabola è tutta costruita per far emergere l’atteggiamento degli operai della prima ora, che è l’atteggiamento di chi ha l’aspettativa di chi avrebbe ricevuto di più. Da cosa nasce questa aspettativa? Nasce dalla bontà di Dio, dalla bontà del padrone, perché se il padrone avesse preso a lavoro solo loro ed avesse dato loro la moneta, la paga quotidiana, come pattuito, non avrebbero avuto nulla da dire. Vedere, invece, che il padrone è buono con gli operai dell’ultima ora li rende invidiosi, mormorano. La bontà di Dio non suscita in loro sentimenti di gratitudine e di lode a questo padrone così attento, così sensibile, ma suscita critica, invidia. Per questo, vedete, nella parabola viene data la paga prima agli operai dell’ultima ora, proprio per creare questa attesa negli operai della prima ora ed anche in noi che leggiamo e che pensiamo: E adesso che cosa succederà? Cosa darà come compensa agli operai della prima ora? A questo punto questi operai della prima ora che cosa fanno? Si aspettano di ricevere di più di quanto pattuito col padrone, più di quello che sarebbe servito per la propria giornata, per i propri bisogni quotidiani: Improvvisamente il superfluo diventa necessario! Giustizia è quando tutti hanno il necessario per la propria vita. Che cosa succede, invece, quando uno non ce l’ha? Succede, anzitutto, che prima di giudicare i motivi per cui uno non è riuscito a procurarsi quanto necessario per vivere quel giorno, prima dobbiamo fare in modo che questi abbia il necessario, tanto più quando la persona non ha responsabilità in questo, nel non aver potuto lavorare in quel giorno. Ma anche quando la persona, per sue colpe e per sue responsabilità, non ha voluto o non ha potuto, non è stata in grado di provvedere a se stessa, che cosa dice la bontà di Dio? Dice che: Essere vicino a chi è nel bisogno, senza giudicare quelli che sono anche degli errori, delle colpe che ha, è il modo con cui Dio mostra il suo amore per la sua creatura e suscita in lei questo sentimento di sentirsi amata, di sentire che Dio si preoccupa della sua vita, di dargli il necessario per la sua vita, anche quando è un figlio indegno. In altre parole, Dio non è colui che si preoccupa soltanto della vita dei suoi figli che si comportano bene e che hanno anche meritato la giusta mercede ma Dio, avendo un cuore di Padre, si preoccupa anche del figlio che non ha meritato, che ha sbagliato, perché rimane suo figlio e non smette di sperare che il figlio possa ritrovare la casa del padre, che possa riprendere in mano la propria vita e ritrovare la strada che lo riporti a lui.
Emerge ancora con più evidenza la differenza fra l’atteggiamento degli operai della prima ora e Dio: Un atteggiamento di invidia che porta Gesù a concludere la parabola proprio così – non è la prima volta che Gesù conclude un suo insegnamento in questo modo – con queste parole: “Gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi!”
C’è un ribaltamento in atto, un ribaltamento che Dio opera. Qui noi siamo chiamati a cambiare i nostri criteri di giudizio, i nostri modi di pensare per entrare in un altro modo di pensare e per poter comprendere come Dio pensa, come Dio giudica! La parabola vuole aiutarci a passare dalla misura che l’uomo dà alle cose alla misura con cui Dio misura le cose. C’è, allora, un ribaltamento di giudizio: Ciò che agli occhi degli uomini viene messo al primo posto Dio lo mette all’ultimo e ciò che gli uomini mettono all’ultimo posto Dio lo mette al primo.
Il significato di questa parabola è simile a quello della parabola del Padre misericordioso di Luca 15, dove l’atteggiamento del fratello maggiore è paragonabile all’atteggiamento degli operai della prima ora e questo ci interroga su come noi consideriamo i meriti che abbiamo nel momento in cui adempiamo ai nostri compiti, nel momento in cui siamo ligi al dovere? E’ come se la parabola ci dicesse: Attenzione a non cadere in questo fraintendimento che ti fa pensare che questo tuo comportamento ti faccia meritare l’amore di Dio, quasi che l’amore fosse un “dare e avere” nel senso che se tu fai il bravo ricevi una ricompensa. Ma possiamo pensare che l’amore stia nella logica di un dare per avere? Questa modalità può essere una modalità che appartiene, per esempio, al campo di un atteggiamento educativo - se ti comporti in un certo modo ricevi, in cambio, una gratificazione - ma possiamo pensare che questo corrisponda all’amore, cioè che tu sei amato solo se ti comporti in un certo modo, per cui l’amore ti è dovuto? Oppure non dobbiamo forse dire che l’amore è fuori da questa logica, perché l’amore ama non come risposta, come premio ad un comportamento buono, perché l’amore è più di questo?
L’amore di Dio è gratuito ed è per tutti - Mt 5: “il Padre fa piovere sui buoni e sui cattivi, fa splendere il suo sole sui giusti e sugli ingiusti.” L’amore di Dio è per tutti, perché l’amore non è il premio per i buoni ma è dono gratuito del Padre per i figli. Allora il comportamento buono, se non è un modo per guadagnarsi l’amore, allora che cos’è? E’ il frutto della riconoscenza! Se io sono amato imparo ad amare, se io mi sento amato anche senza merito imparo ad essere riconoscente ; se io mi comporto bene questo non è per la paura della punizione ma perché il sentirmi amato fa nascere in me il bisogno di amare, il sentirmi non giudicato fa nascere in me il bisogno di non giudicare l’altro! Vedete, allora, che il comportamento buono non è posto in essere per guadagnare l’amore ma è il frutto della riconoscenza, la risposta all’amore ricevuto: è il modo di essere grato per ciò che ho ricevuto!
Il Signore ci fa cambiare prospettiva: ciò che per noi è al primo posto Dio lo mette all’ultimo e ciò che per noi è all’ultimo posto Dio lo mette al primo! Se noi ci lasciamo cambiare il cuore ed il modo di giudicare e di pensare, anche noi potremo imparare a vedere l’uomo come Dio lo vede ed a giudicare come Dio giudica!

Don Marco Casale
Casa San Carlo – Bizzozero
Trascrizione non rivista dall’autore

 

I numeri posti all'inizio di diverse frasi evangeliche indicano i numeri di paragrafo.

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