La faccaiata di Casa San Carlo con la caratteristica meridiana

Approfondimento del Vangelo di domenica 23 settembre a cura di don Marco Casale.


Di seguito la libera trascrizione dell'intervento di don Marco Casale in occasione del momento di riflessione sul Vangelo domenicale, proposto ogni venerdì sera alle ore 21 presso la Casa San Carlo di via Santa Maria Maddalena, per riflettere e meglio prepararsi alla celebrazione liturgica. 

Grazie al lavoro di alcuni volontari riproponiamo i contenuti dell'incontro di venerdì 21 settembre 2018:

 

LA PAROLA IN MEZZO A NOI

IV Domenica dopo il Martirio di San Giovanni Battista
Gv 6, 41 - 51

41Allora i Giudei si misero a mormorare contro di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». 42E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».
43Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. 44Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 45Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. 46Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. 47In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
48Io sono il pane della vita. 49I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; 50questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. 51Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Le letture di oggi ci mostrano che Gesù ha la pretesa di avere un cibo, un pane che dà la vita, non solo quella materiale del corpo ma un’altra vita, la vita eterna; inoltre, colui che mangia di questo pane, che è la sua vita donata, ha in se stesso, attraverso il dono dello Spirito, la sua stessa vita che è la vita di Dio: una vita eterna.
Questo lo vediamo nel contesto del discorso del pane, all’interno del Vangelo di Giovanni, in cui i Giudei mormorano contro di lui perché dicono che le sue parole “Io sono il pane disceso dal cielo” sono inaccettabili perché esprimono la sua pretesa di venire da Dio e di essere lui stesso Dio – una cosa sola con il Padre – e questo, secondo loro, non è possibile essendo Gesù, per loro, semplicemente un uomo: “Noi conosciamo il padre la madre, è uno come noi”.
Gesù va alla radice della loro incredulità, della loro impossibilità a considerare la sua pretesa di venire da Dio e di essere una cosa sola con il Padre e la radice sta in questo che Gesù dice: “Voi non conoscete il Padre per questo non potete conoscere me, non credete in me, perché non siete dal Padre”. Il Padre è colui che dà la vita ad ogni uomo, il Dio amico, che genera vita e dona vita quindi non è quel Dio di cui loro parlano. Il fatto che loro hanno un idea distorta di Dio, opportunistica, costruita a loro immagine e somiglianza, secondo la loro pretesa legata al potere, anche attraverso l’esercizio del loro ruolo religioso, gli impedisce di accedere alla conoscenza dell’unico vero volto di Dio che è quello di un Padre e di noi come figli suoi. E’ un’immagine universale, che abbraccia anche tutta l’umanità e che va anche oltre all’idea del Dio di Israele, perché rappresenta un Dio Padre di tutti - “tutti saranno istruiti da Dio” – cita la scrittura.
Allora, non accogliendo questo volto paterno di Dio, loro non possono conoscere Gesù che è il dono di Dio per noi uomini, per la nostra salvezza e quindi non possono avere in loro la vita che solo il Padre dona, quella vita nuova che viene da Lui e che, proprio per questo, è eterna!
Dio dona, innanzitutto, una qualità nuova della vita, una vita dell’amore, una vita che è la sua stessa vita e che, proprio per questo, può essere eterna.
Questo discorso di Gesù si conclude con il collegamento alla carne “Il pane che io darò è la mia carne!” Gesù passa dal parlare del pane al parlare dell’agnello – la carne evoca l’Agnello. Gesù è colui che si fa cibo, pane di vita: è l’Agnello in virtù del cui sacrificio viene donata la vita all’uomo e nella carne di Gesù, nella sua umanità, cioè nel suo appartenere a noi anche nella nostra fragilità e mortalità, rappresentata appunto dalla carne, Gesù manifesta la sua divinità che, ormai, non può più essere separata dall’umanità.
Dio, donandoci Gesù, ha congiunto la propria divinità con la nostra umanità! In Gesù l’umanità e la divinità sono inseparabili!
Solo attraverso la carne, cioè l’umanità di Gesù, noi possiamo accedere al mistero di Dio, a quel mistero a noi invisibile ed inaccessibile ma reso vicino dalla carne, dall’umanità di Gesù. Gesù, quindi, si è fatto “il Dio vicino” che può essere “toccato.”
Giovanni dirà nella sua lettera: “Ciò che abbiamo visto, ciò che abbiamo udito, ciò che abbiamo toccato, ossia il Verbo della vita, il Verbo che si è fatto carne…”
Questo farsi toccare da parte di Dio indica una vicinanza estrema!
Anche la prima lettura ci dice che il profeta Elia, stremato fisicamente, moralmente e spiritualmente per essere stato ricercato, insidiato da Gezabele che lo voleva uccidere per aver sconfessato, sul monte Carmelo, tutti i profeti di Baal, per rivelare l’unico vero Dio, ecco che viene toccato dall’Angelo di Dio. Il “tocco di Dio” attraverso l’Angelo, che è una figura di mediazione tra l’uomo e Dio, rivela nell’Antico Testamento proprio la presenza di Dio: è il modo con cui Dio si rivela vicino agli uomini e questo tocco di Dio, insieme alla focaccia e all’acqua, ridà vita ad Elia. Vedete che bella combinazione: Il tocco di Dio, cioè il suo Spirito, insieme al cibo materiale. Elia, adesso, può riprendere il cammino per arrivare fino al monte Oreb.
Il tocco di Dio sulla carne fragile di Elia rivela il Dio vicino, che non ha paura di toccare la carne fragile dell’uomo e non ha paura di lasciarsi toccare nella carne di Gesù, il Figlio.
Questa vicinanza estrema, questa unione profonda ed inscindibile di Dio con la nostra umanità ci mostra il mistero del Dio vicino, del Dio Padre.
Questo tocco di Dio ci deve anche interrogare: Noi quanto ci lasciamo toccare da Dio, quanto ci lasciamo avvicinare e quanto, invece, lo teniamo a distanza, ne abbiamo paura, non lo conosciamo?
E quanto - nel momento in cui ci lasciamo toccare da Lui, cioè lasciamo che ci ridia vita, la sua vita, ci rimetta in cammino, ci ridia la sua forza - quanto noi lo sappiamo trasmettere agli altri? Quanto noi sappiamo essere a loro vicini, per poter condividere con loro il dono ricevuto da questa vicinanza, dalla sua forza in noi?
Ecco che allora il mistero del pane si illumina, perché il pane non è, ad esempio, come il miele che le api riproducono e che noi troviamo già pronto. Il pane, infatti, ha questa qualità: quella di essere, insieme, “prodotto della terra e della fatica dell’uomo” così come il vino “prodotto della vite e del lavoro dell’uomo”. Quindi anche la scelta che Gesù farà del pane e del vino nell’ultima cena, che si faranno corpo donato e sangue versato, ci dice che c’è, in questo segno, l’opera di Dio e l’opera dell’uomo, la presenza di Dio e la presenza dell’uomo, la vita di Dio e la vita dell’uomo! Questo cibo, che nutre il corpo, nello stesso tempo ci nutre della vita di Dio, ci dona la vita eterna!
Mostrare questo Dio vicino, che si è fatto uomo, che ci ha toccato nella carne e che si lascia toccare nella sua carne: Questo è il mistero dell’incarnazione, dell’amore di Dio, il cuore della rivelazione del nostro Dio, il Padre ed il Signore nostro Gesù Cristo, il dono che siamo chiamati ad accogliere e a donare anche agli altri.

Don Marco Casale
Casa San Carlo – Bizzozero
Trascrizione non rivista dall’autore

 

I numeri posti all'inizio di diverse frasi evangeliche indicano i numeri di paragrafo.

Leggi anche: La Parola in mezzo a noi 16 settembre 2018