La faccaiata di Casa San Carlo con la caratteristica meridiana

Approfondimento del Vangelo di domenica 31 dicembre a cura di don Marco Casale.


Di seguito la libera trascrizione dell'intervento di don Marco Casale in occasione del momento di riflessione, proposto ogni venerdì sera alle ore 21 presso la Casa San Carlo di via Santa Maria Maddalena, un momento di meditazione sul Vangelo domenicale per riflettere e meglio prepararsi alla celebrazione liturgica.

Grazie al lavoro di alcuni volontari riproponiamo i contenuti dell'incontro di venerdì 29 dicemrbe 2017:

LA PAROLA IN MEZZO A NOI

Domenica nell'Ottava di Natale
GV 1, 1-14

1In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
2Egli era, in principio, presso Dio: 3tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
4In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta. 6Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. 7Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
8Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
9Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
10Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. 11Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
12A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome, 13i quali, non da sangue né da volere di carne
né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
14E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.

Il prologo di Giovanni è come l’ouverture di una sinfonia in cui noi troviamo tutti i temi che poi, durante la sinfonia, vengono sviluppati. Giovanni, quindi, ci presenta parole che poi riprenderà e approfondirà nel corso di tutto il suo vangelo: Parola, vita, luce, creazione.

Il prologo letto in questa ottava di Natale è, per noi, un approfondimento del mistero del Natale e ci aiuta a comprendere il mistero di questo bambino di cui Giovanni ci dice: “Il Verbo si è fatto carne” – chi vede questo bambino vede Dio, perché Dio si è manifestato, si è reso visibile a noi attraverso questo bambino, attraverso Gesù di Nazareth. Potremmo dire, riassumendo un po’ e facendo la sintesi del prologo, se mai fosse possibile, che il messaggio è un po’ questo: All’inizio c’era la “Parola,” il “Logos” - qui tradotta con l’espressione il “Verbo” - che c’era già prima della creazione e per mezzo di lei tutto è stato creato a sua immagine e somiglianza, diremmo, e questa Parola, che c’era dall’eternità nel seno della Trinità, è diventata carne, cioè si è fatta uomo in Gesù e tutto questo Dio lo ha fatto perché noi potessimo avere il potere di diventare figli suoi, figli di Dio: Questo è il messaggio, una parola di salvezza che dà anche molta speranza e molta gioia.

Ma più che tentare una sintesi è bello mantenere un po’ quella capacità, di questo testo, di trasmetterci vita, perché una delle parole chiave è proprio questa: vita. Questa parola in Lui, nel Verbo era la vita; vita che si comunica a noi e noi abbiamo, in noi stessi, la vita stessa di Dio, la vita eterna - quella che noi chiamiamo “vita eterna” e che non è un concetto astratto ma è la vita stessa di Dio. Noi la vita eterna non la riceviamo dopo la morte ma la riceviamo ora da Dio e rimane in noi anche oltre la morte; ed è proprio questa vita che è la luce degli uomini, non viceversa! Si parte dalla vita: questa vita di Dio è la luce e questa luce, che non è stata vinta dalle tenebre, non può essere vinta dalle tenebre! Gesù è vita e per questo è la luce per tutti gli uomini, luce che vince le tenebre di questo mondo. Ma il messaggio è che Dio ci dona vita! Ecco perché quello che noi siamo chiamati a trasmettere è proprio la vita. Quindi la nostra parola, se vuole essere testimonianza della Parola di Dio, deve essere una parola di vita: una vita vera, una vita piena e questo risponde al desiderio profondo del cuore di ogni uomo che cerca la vita e la vuole trovare! Il messaggio che il prologo dà è universale: la vita è la luce degli uomini, non solo dei credenti, e quindi questa vita è la luce per tutti gli uomini. E’ una parola che “include” e non “esclude”, una parola che raggiunge tutti e non lascia fuori nessuno! Ecco perché tutte le parole che escludono non vengono da Dio; tutte le parole che discriminano, che creano distinzione, separazione o contrapposizione tra gli uomini non vengono da Dio, perché la vita di Dio è per tutti gli uomini.

Questa parola, allora, ci chiede di andare alla ricerca della presenza della vita di Dio in ogni uomo: per questo è possibile l’annuncio perché noi, attraverso le nostre parole, diciamo una parola che può risvegliare, nel cuore di ogni uomo che accoglie, questo desiderio di Dio e questa possibilità di trovare la vita di Dio in lui.
Questa parola riaccende il desiderio e quando il desiderio è acceso questa parola trova ascolto; quando la parola, invece, spegne il desiderio non è parola che è riflesso della Parola ma è un’altra parola, che non è fedele e non è capace di accendere il desiderio della vita nel cuore dell’uomo. Questa Parola si è fatta carne: con questo linguaggio Giovanni ci dice che la Parola per mezzo della quale tutto è stato creato si è messa nei nostri panni, si è vestita della nostra fragilità e della nostra mortalità. La carne che ha assunto la Parola ha fatto provare a Dio tutto quello che noi proviamo. Non c’è nessuna esperienza o sentimento umano che Dio non abbia sperimentato! Mettendosi nei nostri panni – direbbe Papa Francesco – mettendosi nelle nostre scarpe Dio si è fatto vicino a noi in tutto e quindi, attraverso questa esperienza che Dio ha fatto nessuna esperienza umana può essere fuori di Dio: Dio l’ha assunta in sé, in tutto. Non c’è più la distanza! L’unica distanza che si può creare fra Dio e l’uomo è quella che noi creiamo rifiutando! Da parte di Dio non vi è più nessuna distanza; solo da parte nostra può esserci distanza.

L’altro aspetto che è sempre molto bello approfondire è che Gesù, con quello che Egli ha fatto con la sua carne, col suo corpo che diventa manifestazione di Dio è che noi possiamo vedere Dio attraverso la voce di Gesù, attraverso le sue mani, i suoi piedi. Quando noi vediamo Gesù che accarezza i bambini noi vediamo come Dio vive la tenerezza; quando noi vediamo Gesù che spalma fango sugli occhi del cieco noi vediamo la mano di Dio che si prende cura delle nostre infermità; quando noi vediamo i piedi di Gesù che vanno da un villaggio all’altro, dalla Galilea alla Giudea, noi vediamo la sollecitudine di Dio per voler raggiungere tutti; quando noi vediamo gli occhi di Gesù noi vediamo gli occhi con i quali Dio guarda il giovane ricco, lo sguardo di Dio su di lui, lo sguardo di amore, di tenerezza: “Fissatolo lo amò!” Quando noi vediamo Gesù che perdona la peccatrice – “… neanch’io ti condanno! Va e non peccare più” risentiamo la voce di Dio che prova compassione per l’uomo; quando noi sentiamo la voce di Gesù che sferza l’ipocrisia noi vediamo come il Signore fa luce, fa verità nel cuore di ogni uomo; questa luce scaccia ogni tenebra di ipocrisia. Attraverso la persona di Gesù, proprio perché il “Verbo si è fatto carne,” noi vediamo Dio! Attraverso il corpo di Gesù, la parola di Gesù noi vediamo Dio! Il mistero del Natale ci fa entrare nel mistero della vita di Gesù che Gesù ha vissuto a Nazareth, per trent’anni, andando alla sinagoga a pregare e vivendo con il lavoro delle sue mani come falegname e così Dio si è reso presente alla nostra quotidianità: nella ferialità della nostra vita di tutti i giorni Dio si è fatto vicino a noi! Non vi è momento della nostra vita quotidiana in cui Dio non ci sia! Ecco allora che il mistero del Natale si rende presente non solo il giorno di Natale ma sempre ed il rischio è sempre quello di vivere nello spirito del Natale solo in questo momento senza permettere che questa luce illumini la nostra quotidianità.

Questo è, un po’, il dono che ci fa una lettura come questa proprio nell’Ottava del Natale, una lettura che ci aiuta a prolungare questa presenza della luce del Natale in ogni nostra giornata. Quando questo messaggio – l’incarnazione di Dio – diventa una luce che non si spegne e che l’abitudine, la stanchezza e la sfiducia e i nostri dubbi non spengono, questa è una luce che splende in ogni nostra giornata e che ci aiuta a vedere Dio presente in tutto e in tutti, anche dietro e dentro il velo della carne.
Giovanni ci invita a innalzarci e guardare le cose dall’alto, provando a guardarle come le guarda Dio – sapete che Giovanni viene rappresentato simbolicamente dall’aquila, proprio per questa sua capacità di guardare le cose dall’alto, con lo sguardo di Dio – e ci aiuta a vedere meglio la nostra quotidianità che si può vedere bene solo stando su, guardandola dall’alto, altrimenti noi anneghiamo nelle nostre questioni quotidiane che diventano piccinerie e finiamo per avere uno sguardo troppo corto e non riusciamo a vedere al di là del nostro naso. Giovanni ci aiuta a guardare dall’alto e così ad avere uno sguardo in cui non viene mai meno la luce perché quando uno si alza, anche sopra le nuvole, non viene mai meno la luce.
Chiediamo al Signore il dono di camminare sempre nella luce del Natale e di non permettere mai che la quotidianità spenga in noi questa luce!

Don Marco Casale
Casa San Carlo – Bizzozero
Trascrizione non rivista dall’autore

I numeri posti all'inizio di diverse frasi evangeliche indicano i numeri di paragrafo.

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