Foto Raffaele Coppola: L'interno della chiesa di Santa Maria Maddalena

Approfondimento del Vangelo di domenica 19 marzo a cura di don Marco Casale.

 


Di seguito la libera trascrizione dell'intervento di don Marco Casale in occasione del momento di riflessione proposto ogni venerdì sera alle ore 21.00, presso la chiesa di S. Maria Maddalena, un momento di meditazione sul Vangelo domenicale per riflettere e meglio prepararsi alla celebrazione liturgica.

 

Grazie al lavoro di alcuni volontari riproponiamo i contenuti dell'incontro di venerdì 17 marzo 2017:

 

 

LA PAROLA IN MEZZO A NOI

3^ domenica di quaresima
Gv 8, 31 – 59

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».
Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.
Il Vangelo di oggi è un testo molto bello ed allo stesso tempo molto complesso e ci parla di tre temi principali: La paternità – la parola “padre” ritorna per ben quattordici volte – la libertà – libertà dei figli – e la verità – contrapposta alla menzogna. Potremmo dire, tentando di fare una sintesi che ci permetta di mettere in ordine questi temi, che la verità, che qui viene annunciata, non è una verità astratta ma è una verità che si manifesta nella nostra accoglienza dell’amore del Padre che fa di noi figli che, nella libertà, corrispondono all’amore del Padre nell’amore dei fratelli: Questo è l’annuncio di Gesù, che viene sviluppato, in questo brano, in un contesto polemico molto aspro nei confronti di quei Giudei che avevano creduto; non sono qui i Giudei rappresentanti di quella classe dirigente religiosa del popolo di Israele, ma sono quei Giudei che avevano creduto ma la cui fede non è veritiera e Gesù svela le intenzioni profonde del loro cuore.
Anzitutto Gesù parla di libertà! La libertà nasce dall’ascolto della parola, che diventa un cammino di vita – essere discepoli – ed è una verità dinamica, non è una verità immobile. E’ una verità che si conosce e si sperimenta solo camminando nel cammino della vita e questa verità, ascoltata e vissuta - la parola vissuta e non solo ascoltata: è la parola che diventa vita, cioè tu “fai” quello che ascolti, “fai” quello che la parola dice – ti rende, nella verità, libero: mostra, cioè, la verità più profonda di te stesso come uomo libero, e non schiavo, libero nell’accoglienza dell’amore e nel vivere l’amore! Questa libertà che Gesù ci propone è la libertà che Dio ci dona e che è diversa da quei modelli di libertà che l’uomo, nella storia, ha elaborato, ha concepito e che ancora adesso ritroviamo. Il primo modello di libertà, potremmo dire, è quello di libertà come “fare ciò che piace”: la libertà, in questo modello, consiste nel fatto che tu segui il tuo piacere e questo modo di intendere la libertà è ancora oggi ampiamente condiviso e praticato, con il risultato, però, che mentre nell’animale questo si traduce nel seguire il proprio istinto – e per l’animale questo è buona cosa, perché per l’animale è questione di vita seguire il proprio istinto – nell’uomo, invece, no! L’uomo non ha solo l’istinto ma ha anche la ragione e quando l’uomo insegue solo il suo piacere finisce per diventare una bestia! Mentre per l’animale l’istinto è una cosa rispettabile l’uomo, invece, quando persegue questa strada, diventa bestia! L’altro modello di libertà, invece, è quello dello “stoico” quello, cioè, in cui la libertà si esprime nel senso del dovere: So ciò che devo fare, lo conosco e lo faccio! Questo secondo modello di libertà è un po’ più nobile del primo però rappresenta una libertà ancora vincolata, schiava. E’ un modello che si esprime nel vedere la messa domenicale come un precetto, per esempio: si fa perché si deve fare ed uno vede la realizzazione della propria libertà perché ha fatto quello che si deve fare. Ma: che ne è dell’amore, del fatto che la partecipazione alla messa è l’espressione di una comunione con Colui che mi ama, che dona se stesso in quel gesto d’amore e mi rende possibile fare lo stesso, cioè vivere la mia vita nel dono di me stesso nell’amore? Che cosa a che fare questo con il precetto? Allora questa libertà finisce per essere poco libera perché non c’è l’amore e se non c’è amore non c’è libertà!
La libertà che Gesù ha vissuto, e che insegna noi a vivere, è la libertà dei figli, dei figli di Dio, amati e che, accogliendo l’amore del Padre, sentendosi amati, amano i fratelli! L’esempio biblico è quello di Isacco e di Ismaele, quest’ultimo figlio di Abramo ma nato dalla schiava Agar, che non rimarrà nella casa paterna. Infatti ad un certo punto Abramo lo allontanerà mentre Isacco, che è il figlio della promessa, rimane nella casa paterna e riceve l’eredità: riceve in eredità la promessa! Questo figlio Isacco non è figlio della prostituzione ma è figlio della promessa! L’accusa di fondo che Gesù rivolge ai suoi interlocutori è quella di essere degli idolatri, cioè di non seguire il vero Dio ma di seguire gli idoli, le loro immagini di Dio: una loro immagine di Dio, una loro idea su Dio, un idolo costruito da loro! Essi comprendono bene l’accusa di Gesù e rivendicano una paternità – siamo figli di Abramo, non siamo schiavi, siamo liberi – che è un po’ una rivendicazione di una libertà che gli Ebrei hanno sempre vissuto anche quando erano deportati, schiavi, sottomessi, come erano al tempo di Gesù, sottomessi al giogo dei Romani. Gesù li richiama ad una libertà che non deriva da una discendenza carnale – siamo figli di Abramo – ma deriva da un ascolto di una parola e da un “fare” questa parola, da un metterla in pratica! Da questo, infatti, si vede che tu sei figlio: non perché generato dal punto di vista della carne, ma perché figlio di una parola che tu vivi! E’ la tua vita che dice di chi sei figlio altrimenti, pur essendo figlio secondo la carne, non si vede che sei figlio: La tua vita non corrisponde alla vita di tuo padre, le tue opere dicono altro! Qui Gesù introduce un tema molto importante, quello della verità e della menzogna. E’ un’affermazione forte di Gesù: “Voi avete per padre il diavolo. Quando dice il falso dice del suo, perché è menzognero e padre della menzogna.” La contrapposizione tra Dio ed il diavolo viene posta da Gesù in questi termini: fra la verità e la menzogna! Potremmo dire che questa è la grande questione con la quale ci troviamo a doverci confrontare. La menzogna è morte; non solo uccide la verità ma uccide il fratello; la calunnia uccide il fratello! La menzogna uccide la fiducia, il rapporto, mina alla base la possibilità di una relazione: dove non c’è fiducia non ci può essere relazione! Generalmente chi persegue la menzogna, non da dilettante, ma seriamente, ha grandi capacità comunicative. La menzogna deve sapersi comunicare bene, con efficacia. La menzogna si serve, infatti, non della verità ma della verosimiglianza: qualcosa che sembra proprio vera, che ha tutte le caratteristiche per apparire vera! Per questo la verosimiglianza appare più vera della verità perché, a volte, la verità è deludente ed è anche difficile da accettare e non corrisponde alle nostre aspettative, ai nostri desideri, mentre la verosimiglianza, sì! Essa costruisce un’apparenza di verità che è perfino più credibile della verità stessa. Noi oggi vediamo queste cose enormemente amplificate perché i mezzi di comunicazione sono così potenti e così pervasivi che diventano il canale privilegiato di trasmissione della menzogna come verosimiglianza! Ciò che non è vero appare, invece, potentemente come vero e Gesù ci indica che dobbiamo stare particolarmente attenti perché la menzogna uccide: solo la verità fa vivere!
L’accusa che rivolgono a Gesù è quella di essere un Samaritano ed un indemoniato. Dell’accusa di essere un Samaritano Gesù non si preoccupa, anche perché ormai la parola del Vangelo, ai tempi in cui Giovanni scrive, è così ampiamente accolta dai Samaritani che quest’accusa cade da sé – il brano del Vangelo della Samaritana, di domenica scorsa, ce ne dà già un assaggio dell’accoglienza del vangelo da parte dei Samaritani – mentre dell’accusa di essere un indemoniato Gesù risponde: “Io non sono un indemoniato.” Che cosa porta Gesù a riprova di questa affermazione? Prima di tutto Gesù dice ai Giudei: “Voi non conoscete il Padre, perché siete degli idolatri; parlate di Dio ma non come padre. Voi avete paura di Dio e vedete in lui un dominatore e non un padre!” E prosegue Gesù: “Io non cerco la mia gloria. Chi cerca la propria gloria giudica.” Gesù non è venuto per giudicare. Questo Gesù porta a riprova del fatto che Lui non è un indemoniato: che è uno che non giudica! Non giudica non vuol dire che non conosce la verità – è il tema di questa discussione! Non giudicare non vuol dire che per Gesù è indifferente che cosa è vero e che cosa è menzognero: non è questo! Che cosa vuol dire, allora, non giudico? Vuol dire che, mentre vado alla ricerca della verità perché si manifesti e sia svelata la menzogna, non viene giudicata, nel senso di “condannata” la persona! Non viene giudicata la persona come condannata, irrecuperabile! Questo vuol dire che Gesù non giudica, perché di nessuno Gesù dice: Questo è irrecuperabile, nel suo male, nel suo peccato, nella menzogna in cui vive! Questo vuol dire: Io non giudico! Gesù, invece, ha molto da dire su quella che è la verità e quella che è la menzogna: è il senso del suo stesso parlare! Noi non possiamo sottrarci dal cercare la verità e sottrarci dal riconoscere la menzogna! Da questo punto di vista noi questo giudizio non possiamo non esprimerlo, altrimenti saremmo indifferenti rispetto a ciò che è vero e ciò che è menzognero, con tutte le conseguenze! Quindi noi, necessariamente, dobbiamo giudicare, nel senso di fare discernimento e scoprire dov’è la verità: va cercata la verità e va svelata la menzogna! E’ la Parola di Dio che giudica, nel senso che svela la verità profonda dietro l’apparenza; svela la differenza tra ciò che è vero e ciò che è verosimile, cioè menzognero! La Parola di Dio fa questo ma non condanna nessuno, mai!
Gesù alla fine si rivela come il messia: “Prima che Abramo fosse, io sono!” Non è tanto un riferimento ad Esodo, 3 – la rivelazione di Dio – Gesù fa questo in altri testi. Qui, invece, fa riferimento al fatto che il messia, come si credeva allora, era già nato prima di Abramo, così come la Torah, la legge, che c’era già prima di Abramo, e così Gesù dice: Io sono il messia, io sono l’inviato da Dio per rivelarsi nel suo amore paterno per noi uomini, per renderci figli nella verità e nella libertà e fratelli fra di noi! Allora raccolgono le pietre perché per gli uomini questa rivelazione è dura. Anche se attraente, perché ci mostra un cammino di amore esigente, vero, totalizzante, gratuito, misericordioso, accogliente, questa rivelazione risulta, per noi uomini, dura! Questo cammino ci attrae ed allo stesso tempo ci appare duro, a volte quasi impossibile!
Ecco che i Giudei vogliono eliminare Gesù per continuare a credere ai loro idoli che sono più semplici, meno esigenti, sono più corrispondenti ai nostri schemi, alle nostre convinzioni, alle nostre idee, alla nostra visione delle cose. Dio non entra in questi schemi ed in questa visione delle cose: ci chiede, anzi, di uscirne, per metterci in cammino e diventare suoi discepoli, nel cammino dell’amore, che è un uscire da noi stessi, per andare incontro all’altro che scopriamo come fratello; per andare incontro a Dio che scopriamo non essere il nostro idolo; per sperimentare in pienezza la libertà che tanto desideriamo ma che tanto temiamo. Spesso, infatti, la consegniamo ad altri perché la esercitino al posto nostro, perché la libertà è esigente, perché ci rende responsabili delle scelte che facciamo! Noi vorremmo essere liberi senza essere responsabili, senza assumerci la responsabilità delle scelte che compiamo, della nostra complicità o dei nostri silenzi! Questo cammino ci pare, allora, così: Attraente ma troppo esigente. Allora vogliono lapidare Gesù, toglierlo di mezzo, e Gesù, però, si sottrae, perché deve ancora portare a compimento il suo progetto d’amore, donando la sua vita sulla croce, mostrandoci la strada dell’amore e della libertà dei figli. Ecco come Gesù ci ha mostrato il volto affascinante ed esigente del Padre e ci invita a non vivere la nostra vita cercando in tutti i modi di vivere senza un padre, di vivere non avendo più bisogno di un padre, ma di vivere la mostra vita nella gioia dell’essere figli sempre amati dal Padre.

Don Marco Casale

Chiesa di S. Maria Maddalena – Bizzozero

Trascrizione non rivista dall’autore

 

 

I numeri posti all'inizio di diverse frasi evangeliche indicano i numeri di paragrafo.

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