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LA PAROLA IN MEZZO A NOI
VI Domenica dopo l'Epifania Mt 12, 9b – 21
9Allontanatosi di là, andò nella loro sinagoga; 10ed ecco un uomo che aveva una mano paralizzata. Per accusarlo, domandarono a Gesù: «È lecito guarire in giorno di sabato?». 11Ed egli rispose loro: «Chi di voi, se possiede una pecora e questa, in giorno di sabato, cade in un fosso, non l’afferra e la tira fuori? 12Ora, un uomo vale ben più di una pecora! Perciò è lecito in giorno di sabato fare del bene». 13E disse all’uomo: «Tendi la tua mano». Egli la tese e quella ritornò sana come l’altra. 14Allora i farisei uscirono e tennero consiglio contro di lui per farlo morire. 15Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti 16e impose loro di non divulgarlo, 17perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: 18Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia.19Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce.20Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; 21nel suo nome spereranno le nazioni.
Continua il racconto dei segni che Gesù compie e che manifestano chi Lui è: ci manifestano qualcosa della sua persona! Gesù guarisce un uomo dalla mano inaridita, una mano paralizzata, rattrappita. La mano è espressione della persona e del suo agire nel mondo, del suo manipolare la realtà: con la mano l’uomo può costruire e con la mano può distruggere; con la mano l’uomo può piantare e con la mano può sradicare; con la mano l’uomo può donare e con la mano può prendere! Questa mano, allora, ha un significato, un valore simbolico forte e Gesù è attento alla vita di questa persona, non solo alla sua salute, come sempre. Qui Gesù si trova di fronte a dei Farisei che portano, invece, una mentalità legalista, più legata alla legge in se stessa che al bene della persona che la legge ha il compito di tutelare. A Gesù viene posta questa domanda - che circolava a suo tempo tra le diverse correnti del giudaismo - e che gli viene posta come un tranello – come spesso accade – per tentare di coglierlo in fallo: “E’ lecito guarire in giorno di sabato?” Il sabato, per i Giudei, prescriveva il riposo, l’astensione dal lavoro però, dopo, si entrava in dispute interminabili su quali fossero i lavori proibiti e si incominciavano a fare lunghi elenchi, su quali fossero le attività lavorative proibite. Quando si pretende di poter comprendere tutta la realtà, con tutte le minuzie della legge, si finisce per perdere di vista la realtà stessa! Anche il modo con cui trattiamo le leggi in Italia spesso ce lo insegna: per voler legiferare su tutto, per voler comprendere tutta la realtà si perde di vista la realtà stessa! Gesù risponde con un insegnamento che rappresenta, diciamo, una “teologia dal basso”. Gesù fa un esempio tratto dalla vita di un pastore che ha una pecora: il giorno di sabato gli cade nel fosso e cosa fa? La tira fuori! L’amore di Dio per la vita della sua creatura – l’uomo vale molto di più di una pecora – Gesù lo ricava dal basso; cioè Gesù osserva la realtà e dice: “Se perfino un pastore ha così a cuore la vita di questa creatura che gli è affidata, quanto più Dio avrà a cuore la vita di ciascuno dei suoi figli!?!” Gesù, cioè, ci mostra come si può trovare scritta nella quotidianità, nei gesti delle persone semplici, la “teologia dal basso”, cioè un riflesso dell’agire stesso di Dio se noi siamo capaci di vederlo. Perciò, conclude Gesù, è lecito in giorno di sabato fare del bene! Gesù mostra come la legge non è il bene ma è a tutela del bene; quindi quando la legge entra in contraddizione con il bene ha perso la sua finalità propria, ha perso di vista il fatto che il senso del suo esserci è garantire, difendere il bene comune! Il primato, quindi, è il bene, da cui deriva, poi, la necessità della legge, e non viceversa. La legge è a difesa del bene e non il bene finalizzato ad adempiere la legge! E’ il contrario! Gesù dice all’uomo: “Stendi la tua mano” ed in questo gesto non possiamo fare a meno di vedere la mano stesa di Adamo che prende il frutto dell’albero di cui Dio gli aveva detto di non cibarsi nel giardino dell’Eden perché gli avrebbe dato la morte. Vale la pena di soffermarci, allora, su questo passo del Libro della Genesi, su cui ogni tanto bisogna tornare perché ci dice le cose come Dio le ha fatte fin dal principio. Qui noi troviamo la matrice originaria. Dio non ha posto un albero nell’Eden, ma due – ne ha posti tanti, ma se ne indicano in particolare due – uno è l’albero della vita ed uno è l’albero della conoscenza del bene e del male. Dio dice: “Di questo albero della conoscenza del bene e del male non ne dovete mangiare perché se ne mangiate morite!” Allora il divieto a che cosa serve? A tutelare la vita di Adamo ed Eva! La legge è a protezione della vita – se ne mangi muori – ma non perché hai trasgredito la legge ma perché hai mangiato ciò che ti porta alla morte, mentre dell’albero della vita ne possono mangiare! Dio non gliel’ha proibito, non gli ha tolto l’accesso alla sorgente della vita ma all’albero che dà la morte. Questa mano, allora, è morta perché si è cibata dell’albero che dà la morte! L’uomo ha cercato la vita ed ha trovato la morte, perché questo è l’inganno del tentatore – se voi ne mangiaste di certo non morireste – che mette il sospetto sulla bontà di Dio, sulla bontà di Dio di dare vita, sull’amore e sull’amicizia di Dio. Allora l’uomo, pensando di essere ingannato da Dio, va a cercare vita là dove, invece, ne ricava morte: la mano morta è la mano di Adamo, è la mano dell’uomo che non si abbevera alle sorgenti della vita ma si ciba di ciò che gli dà morte! Gesù, allora, è l’unico a restituire all’uomo la possibilità di tornare ad avere vita, a stendere la mano e con questa mano, di nuovo, ad afferrare il frutto dell’albero della vita, di tornare ad abbeverarsi alle sorgenti della vita di Dio, del suo Spirito di amore. “I Farisei tengono consiglio per farlo morire.” Pure nel Vangelo di Giovanni, dopo la risurrezione di Lazzaro, tengono consiglio per farlo morire. E’ proprio nel momento in cui Gesù si mostra come colui che dà la vita, come colui che è la vita dell’uomo e riapre all’uomo l’accesso alle sorgenti della vita che l’uomo viene tentato: lo vogliono far fuori proprio in quel momento, perché questa è la strada dell’amore, la strada della croce, che Gesù ha percorso consapevolmente, la strada del male vinto con il bene, della morte vinta con la vita, ma dentro una lotta che ci accompagna sempre ed accompagna anche noi oggi. Vale la pena ricordare anche un altro riferimento della Scrittura molto bello ed è questo: Un uomo, che aveva una pecora – una sola – viene privato di quell’unica pecora da un uomo ricco e potente: è il profeta Natan che racconta questa storia al re Davide, che ha appena compiuto il peccato portando via la donna al suo fedele generale, Uria l’Ittita, portando lui verso la morte e prendendo in moglie quella che era l’unica moglie di Uria, Betsabea. Natan va appunto dal re Davide e gli racconta questa parabola: “Un uomo aveva una pecora, che aveva custodita sul suo petto fin da piccina, tenendola come una figlia. Un uomo ricco, per non andare a toccare il suo numeroso bestiame, porta via l’unica pecora di questo povero uomo, per allestire la cena per un suo ospite.” Davide, al sentire questo racconto, si indigna e, furioso, chiede chi fosse quell’uomo, meritevole di morte. Natan gli risponde: “Quell’uomo sei tu, perché hai fatto così con Uria l’Ittita, prendendoti la sua donna.” Vedete l’oppressione e l’ingiustizia che danno la morte mentre meritano loro il giudizio! Gesù cita un episodio in cui la giustizia è rivalutata. Dio è colui che, invece, viene a riportare la giustizia attraverso Gesù, dando la parola all’oppresso, a colui al quale gli uomini tolgono la vita. Gesù viene per dare la vita all’oppresso, a colui al quale questa vita è stata ingiustamente tolta, questa dignità è stata ingiustamente tolta, questo diritto è stato ingiustamente tolto, questa possibilità di vita è stata ingiustamente tolta! “Gesù si allontana - non è ancora giunta la sua ora - e guarisce tutti, imponendo loro di non divulgarlo.” E’ interessante perché il Vangelo di Marco pone questo come segreto messianico, perché il Vangelo di Marco è fatto per catecumeni, cioè per coloro che non hanno ancora la fede, ed allora è come dire: non si può annunciare la fede se non dopo la Pasqua, la morte e resurrezione, dove vi è la piena rivelazione della fede, la piena comprensione della fede. Il segreto messianico, quindi, ha questa funzione. Qui, invece, il segreto messianico ne ha un’altra: ci mostra, attraverso questa citazione del profeta Isaia, che questa imposizione di non divulgarlo è a motivo dell’umiltà di Gesù, della mitezza di Gesù, che non cerca l’apparenza e si cita il servo di Isaia, il primo canto del servo, l’amato, in cui Dio ha posto il suo compiacimento. Vedete che pone lo Spirito su di Lui perché possa annunciare la giustizia - questo tema un po’ dimenticato, per il quale, forse, ci si è un po’ rassegnati? Ci si accanisce, spesso, contro le persone quando vengono prese di mira, quando viene individuato qualcuno che si è comportato male: c’è un accanimento durissimo, un distruggere la persona, la sua dignità, il suo buon nome, con improperi, con insulti, come se tutto il male fosse dipeso da lui, mentre comportamenti palesemente ingiusti, fatti da altri, si tollerano ampiamente: ci se ne fa una ragione, si crede che si debba imparare a convivere! Così va il mondo! Invece, quando si individua una persona, la si massacra, la si vuol vedere proprio distrutta in tutto e per tutto. E’ tutto il contrario di quello che fa Dio, di quello che fa Gesù, il quale si scaglia durissimamente con l’ingiustizia mentre la persona la vuole sempre salvare! E’ tutto il contrario! “Non contesta, non grida, non fa udire in piazza la sua voce.” Indubbiamente questo è lo stile di Gesù, uno stile mite, che non cerca di far apparire se stesso, ma tiene d’occhio sempre i bisogni delle persone. Nella moltiplicazione dei pani Gesù cosa ha detto: “Questa gente ha fame” mentre in altra occasione gli dicono: “Vengono a prenderti per farti Re” e Lui che fa: Scappa! A Gesù interessa solo una sola cosa: “Questa gente ha fame; provo compassione per loro” - essere sempre chinato sui loro bisogni! Questo è lo stile di Gesù! Essere sempre chinato su bisogni dell’uomo che, ultimamente, è bisogno di Dio. Non gli interessa altro! E’ un modo di essere profetico, quello di Gesù, che però è tutto suo! Gesù è profeta ma non proprio con lo stile dei profeti ma con lo stile del Padre misericordioso: “Non spezza la canna incrinata, non spegne una fiamma smorta.” Noi siamo forti con i deboli e deboli con i forti. Gesù è il contrario: Si intenerisce con chi è fragile e si indurisce con chi è potente ed arrogante. Ecco allora questo segno di speranza per tutte le nazioni, perché Adamo è stato guarito, perché l’uomo, attraverso Gesù ha accesso all’albero della vita, alla sorgente della vita. La strada è di nuovo aperta verso il cielo, verso l’incontro con il Signore, con il Dio della vita. Dono di Dio è quello della vita: la strada che l’uomo deve percorrere per accedere a questa vita è la strada della giustizia che passa attraverso la cura del bisogno dell’uomo fragile e la condanna dell’ingiustizia. Questa è la strada che ci conduce a Lui, per grazia sua la possiamo percorrere ma la dobbiamo percorrere come Lui l’ha percorsa, con il suo stile, lo stile dell’umiltà, della mitezza e della benevolenza.
Don Marco Casale
Chiesa di S. Maria Maddalena – Bizzozero
Trascrizione non rivista dall’autore
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