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Foto Raffaele Coppola: L'interno della chiesa di Santa Maria Maddalena

Approfondimento del Vangelo di domenica 5 febbraio a cura di don Marco Casale.


Di seguito la libera trascrizione dell'intervento di don Marco Casale in occasione del momento di riflessione proposto ogni venerdì sera alle ore 21.00, presso la chiesa di S. Maria Maddalena, un momento di meditazione sul Vangelo domenicale per riflettere e meglio prepararsi alla celebrazione liturgica. 

Grazie al lavoro di alcuni volontari riproponiamo i contenuti dell'incontro di venerdì 3 febbraio 2017:

LA PAROLA IN MEZZO A NOI

V Domenica dopo l'Epifania​
GV 4, 46 – 54

In quel tempo. Il Signore Gesù andò di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Questa domenica è dedicata alla giornata della vita.
Il Vangelo scelto per questa liturgia è il brano di Giovanni che ci racconta del secondo segno compiuto da Gesù: Il primo a Cana di Galilea e questo secondo – nel frattempo Gesù è andato in Giudea ed ha incontrato Nicodemo, di notte, e lì Gesù gli ha parlato della rinascita, rinascita come inizio di una vita nuova nello Spirito; poi è risalito in Samaria, dove ha incontrato la donna Samaritana cui ha parlato di una sorgente di acqua viva – in cui Gesù torna, appunto, in Galilea e dà vita al figlio di questo funzionario.
Il tema ricorrente, dunque, è quello del “dar vita” e, se nel primo segno a Cana il vino presentava l’amore, qui, invece, il segno è la vita donata a questo bambino. Vediamo che, in qualche modo, si completa questa prima parte del libro dei segni di Giovanni che ci dice che l’annuncio che Gesù porta è quello di un Dio di amore e di un Dio di vita!
Questo funzionario del re Erode Antipa, proprio in quanto pagano, potrebbe rappresentare agli occhi di Gesù quel tipo di credente che crede solo se vede segni e prodigi - come per altro il popolo di Israele aveva visto, per esempio, nell’uscita dall’Egitto, con la divisione del Mar Rosso, e con molti altri prodigi compiuti da Dio – mentre, in realtà, il percorso di conversione di quest’uomo è molto repentino. La provocazione di Gesù “Se non vedete segni e prodigi, voi non credete,” infatti, non fa dissuadere l’uomo dal chiedere a Gesù di intervenire: dimostra di avere una fede che non chiede segni. Essa, infatti, li precede: l’uomo non sa se la sua richiesta è stata accolta, ma crede in Gesù. Qui, infatti, Gesù vuole prendere le distanze da un certo modo di concepire la fede, vuole portarci l’annuncio di un Dio che si manifesta non attraverso questi prodigi. Quindi Gesù, non è propriamente una riedizione di Mosè e dei prodigi compiuti da lui: il modo di manifestarsi di Dio non è lo stesso! Questo funzionario, però, insiste: “Signore, scendi prima che il mio bambino muoia”: ha fede in Gesù e la manifesta, un po’ come la donna Cananea, che implorava anch’essa la vita per il proprio figliolo. Gesù vedendo la fede di costui, esaudisce la sua preghiera: “Va, tuo figlio vive! Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino” per scendere verso Cafarnao – Cana si trova più in alto ed arriverà il giorno dopo. Qual è la fede di quest’uomo? E’ il genere di fede che non cerca i prodigi, che non è condizionata dai prodigi e neppure è una fede con riserva, del tipo: Se Tu, Dio, fai quello che ti chiedo, credo; se Tu non lo fai io non credo! Non è una fede con riserva ma è una fiducia piena e incondizionata, sulla parola di Gesù. Gesù gli ha detto così e lui crede a quello che Gesù gli ha detto! Questa fede è la fede di cui il Vangelo di Giovanni continuamente ci parla, dalla prima all’ultima pagina – pensate a Tommaso “Beati quelli che non vedono e credono.” Eccola qua, la stessa fede: Questo funzionario non ha ancora visto suo figlio guarito ma ha creduto, ha creduto sulla parola! Questo rappresenta, quindi, il credere alla parola di Gesù: è la fede come fiducia nella parola che ascolto e che riconosco come parola di Dio, parola di cui posso fidarmi che compie ciò che dice! Questa fede si fonda non sul prodigio che vedo realizzarsi davanti ai miei occhi, oppure sul fatto che io condiziono la mia fede al fatto che Dio faccia ciò che io chiedo ma, sulla parola, cioè sul racconto dei segni della presenza dell’amore di Dio in mezzo a noi, su questo fondo la mia fede! Tutta la Scrittura è il racconto dei gesti d’amore che Dio ha compiuto e compie per l’uomo, e su questa parola, che mi racconta questa storia d’amore, io credo! Ecco la fede secondo Giovanni! L’ultimo versetto del Vangelo di Giovanni dice proprio così: “Molti altri segni fece Gesù ma questi sono stati raccontati perché crediate e credendo, abbiate la vita nel suo nome.” Vedete che torna il concetto di fede come “principio e sorgente di vita nuova” che inizia in te, la vita nello Spirito, la vita da figlio di Dio. La trasformazione che avviene in quest’uomo della pagina di Vangelo di oggi la riscontriamo anche nei titoli con cui egli viene chiamato: dapprima si parla di lui come di un “funzionario” del re, poi come di “quell’uomo” quando credette e poi, quando constata la guarigione del figlio, viene definito “il padre.” Quindi vedete la trasformazione che subisce, il cambiamento che avviene in lui nell’incontro con Gesù: Un funzionario – un uomo – un padre. Grazie alla sua fede egli è un'altra persona, uno che, a sua volta, genera vita, dà vita, perché l’ha ricevuta (padre)! Lo stesso avviene nel racconto del cieco nato, in cui constatiamo la trasformazione che avviene in questo uomo, nel percorso che lo porta fino al pieno riconoscimento di Gesù: “Chi è quest’uomo? Non lo so… E’ un profeta… è il Figlio di Dio… Io credo… credo in Te, perché ti ho visto… sei Tu…sei qui davanti a me!” E’ un progressivo aprire sempre di più gli occhi e riconoscere chi è Gesù.
Ma che cos’è questa vita che viene data? Occorre anche evitare un altro fraintendimento che dice: La vita è la salute di questo ragazzo. Era malato ed ora è guarito! In realtà è un po’ il contrario: La salvezza che Gesù opera e che nasce dalla fede, è la vita di Dio in noi, la vita da figli di Dio che inizia in noi e di cui la guarigione è segno, non il contrario. Ci sono, infatti, per esempio, i dieci lebbrosi guariti, risanati da Gesù di cui uno solo va a ringraziare: Dove sono gli altri nove? Gli altri nove sono stati guariti dalla lebbra ma non hanno avuto la vita di Dio in loro perché non c’è stata fede: è stata solo una guarigione dalla lebbra quella che si è operata in loro ma non generata dalla fede. La guarigione che Gesù opera è molto più profonda; la vita che Lui dona è la vita eterna, è la vita del Figlio di Dio che inizia in noi, che fiorisce per l’eternità, che è più forte della morte! Quindi la guarigione da una malattia è, al confronto, solo segno di qualche cosa di molto più grande che è avvenuta. D’altra parte i miracoli avvengono in un numero piccolissimo di persone, perché non è il miracolo che genera la fede nella persona: non l’ha generata la fede nei nove lebbrosi! Al contrario è la fede che può, talora, trovare espressione esteriore in una guarigione miracolosa. Questa non serve al nascere della fede, ma è il contrario: la fede non c’è perché c’è il miracolo mentre il miracolo c’è perché c’è la fede! La fede c’è indipendentemente dal miracolo! La fede condizionata al miracolo non è fede, non regge, non sta in piedi!
Gesù incontra – vedete in questa successione che va da Nicodemo, attraverso la Samaritana fino al funzionario del re – delle persone che gradualmente sono sempre più distanti dalla religiosità d’Israele. Dapprima incontra Nicodemo, che era un Fariseo, membro dei dottori del tempio - e quindi con lui siamo nel cuore della religiosità ebraica – poi incontra la donna Samaritana, che era della Samaria, regione che, dopo lo scisma, gradualmente è andata sempre più verso una religione sincretistica, quindi sempre più lontana dal cuore di Gerusalemme, ed infine incontra un uomo pagano, il funzionario del re. Allora vedete: la fede in Dio, che dà vita, non conosce restrizioni, è per tutti! La vita che Dio offre la offre ad ogni uomo, all’uomo in quanto tale, in quanto creatura di Dio, amata, senza esclusioni! L’annuncio di Gesù è in progressivo ampliamento, fino a diventare un annuncio universale, per tutti!
Quali caratteristiche ha ancora questa vita che il Signore dona? Una prima caratteristica è che essa nasce dalla fede, dalla fiducia, come se Dio volesse dirci che l’esperienza della fiducia è, in sé, piena di vita, sorgente di vita: l’uomo non vive se non può fidarsi di nessuno! L’esperienza della fiducia nel rapporto con Dio è la fede, ma l’esperienza della fiducia la sperimenti anche nel rapporto con il fratello. Dalla fiducia in Dio l’uomo è continuamente rigenerato, rivitalizzato, e l’uomo ritrova se stesso in questa esperienza di affidamento a Lui, nelle cui mani mettere la propria vita e da cui ricevere il senso della vita, la pienezza della vita dentro un rapporto di apertura e di rinascita. Un’altra caratteristica di questa vita che il Signore dona è che il “dare vita,” donare vita, generare vita è, in qualche modo, sempre un dare la propria vita: non si genera vita senza l’esperienza di donare la propria vita! E in Gesù il punto più alto del donare la propria vita è stato quando è morto in croce per noi. Dare vita vuol dire sempre questo: donare la vita per poter generare vita. Dio dà vita donando la propria vita, la vita che ha in se stesso, tutta la sua vita, donando tutto se stesso. Solo così si genera vita! Solo donandola! Ecco perché, allora, noi crediamo che la vita viene da Dio come dono e come tale va trattata! Nella giornata della vita noi diciamo ancora che la vita va custodita dal suo inizio fino al suo termine, dal suo concepimento fino alla sua conclusione, al suo termine naturale perché la vita è dono da custodire, ogni vita, perché Dio ama ogni vita, non considera nessuna vita di serie A o di serie B. Non fa distinzioni neanche per qualità di vita, valutando tra una vita che è degna di essere vissuta ed una no, tra una vita che può essere chiamata tale ed un'altra che, invece, si ritiene non potersi chiamare vita. Dio non fa queste distinzioni: una vita è vita, sempre!
Anche il modo di guardare alla vita, proprio del vecchio Simeone, che abbiamo visto domenica scorsa “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la Tua parola…” è un modo di guardare alla vita come ad una vita data, anche questa, consegnata in un atto di amore e di fiducia e di fede. E’ una vita compiuta; non è ricerca della morte, né tantomeno eutanasia. Quando una persona anziana arriva a sentire compiuta la propria vita, quando uno anche chiede: “Lasciatemi andare” cos’è, eutanasia? No, certamente no, non è amore per la morte ma è compimento della vita perché è una vita data, donata, in un atto di fede, di amore per la vita e di compimento di una vita, di affidamento ad un senso ulteriore della vita, oltre la morte, dentro un cammino di amore, di pienezza, che non ha nulla a che fare con l’eutanasia, con la ricerca della morte. E’ una ricerca di vita, di una pienezza di vita! Dove c’è Dio c’è vita e non c’è morte, e non vi è nient’altro che amore. Ecco il messaggio che siamo chiamati ad annunciare in questa giornata della vita.

Don Marco Casale

Chiesa di S. Maria Maddalena – Bizzozero

Trascrizione non rivista dall’autore 

I numeri posti all'inizio di diverse frasi evangeliche indicano i numeri di paragrafo.

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